Cucine per disabili: come sono progettate

La cucina è senza dubbio l’ambiente più funzionale della casa. La funzionalità si concretizza nei progetti in grado di soddisfare al meglio le diverse esigenze di ognuno.

Scopriamo in che modo sono realizzate le cucine per diversamente abili e quali caratteristiche speciali hanno, vedremo anche insieme come possiamo realizzare autonomamente una cucina per disabili.

Progettare una cucina per disabili

Numerosi produttori di cucine progettano moduli funzionali, dotati di misure diverse da quelle standard per andare incontro a una clientela diversificata, provvedendo a soluzioni adatte anche per chi ha una limitata mobilità.

Una cucina pensata per i disabili deve essere una cucina da usare in maniera facile, alla quale poter accedere con semplicità per sfruttare ogni piano di lavoro a disposizione. L’obiettivo principale su cui bisogna focalizzarsi in fase di progettazione è essenzialmente questo: elettrodomestico, contenitore o pensile che sia dovrà essere a portata di mano, nessun dettaglio deve essere lasciato al caso. In questa fase è bene conoscere ciò che il mercato offre e saper scegliere i pezzi più adeguati alle nostre esigenze.

Ricordiamo che un buon progetto di cucina per disabili richiede un’analisi attenta dell’ambiente dove si andrà a lavorare. In parole povere, il fruitore dovrà avere una buona e indipendente possibilità di movimento. In caso di sedia a rotelle, è necessario che tra le basi vi sia un passaggio di almeno 1,5 metri. Una misura standard che permette un comodo spazio di manovra. Oltre a ciò, qualsiasi oggetto o spigolo potenzialmente pericoloso va eliminato.

I piani di lavoro poi dovranno essere al di sotto dei canonici 90 cm di una qualsiasi cucina standard. Importanti dei carrelli estraibili e snodabili, utili per raggiungere ogni angolo della dispensa.

Cucina per disabili fai da te

Purtroppo una cucina progettata in funzione dei bisogni dei diversamente abili non è sempre alla portata di tutte le tasche. Ciò però non significare rinunciare ai propri bisogni. Si possono ottenere risultati sorprendenti, sia funzionali che estetici, magari realizzando un progetto fai da te.

Il primo passo da compiere per chi volesse avventurarsi in una progettazione personalizzata è porre attenzione ai bisogni di chi utilizzerà la cucina.

Basta pensare che una persona anziana e una su sedia a rotelle, in linea generale avranno bisogni simili e, al tempo stesso, diversi. Motivo per cui il dialogo è fondamentale e non solo per chi sceglie la strada del fai da te, ma anche se ci si rivolge a un artigiano o professionista del settore. Cerchiamo di conoscere a fondo le reali difficoltà del nostro interlocutore, cosa desidera. Facendo così la distribuzione dei moduli che andranno a comporre la cucina, risponderà al 100% ai bisogni dell’utente.

Alla base di un buon progetto c’è la praticità 

Cercare si essere il più razionale possibile fa la differenza. Pentole e stoviglie andranno posizionate ad altezze facilmente raggiungibili. Lo stesso vale per il lavello, chi sta in sedia a rotella sarà scomodo in presenza di un lavello troppo alto. Passiamo ora agli elettrodomestici.

La piastra coi fuochi meglio acquistarla a induzione per facilitare il trascinamento di pentole o padelle e scongiura re eventuali fughe di gas. Lavastoviglie, forno e frigo saranno disposti in successione, in modo tale da limitare gli spostamenti.

La lavastoviglie richiede una maggiore attenzione, meglio installarla a 40 cm da terra per agevolare l’inserimento delle stoviglie. Il forno dovrà necessariamente essere munito d’apertura orizzontale, per inserire le pirofile frontalmente a distanza ridotta.

Quanto costa realizzare una cucina per disabili?

Se la scelta è quella di rivolgersi a un artigiano per realizzare la propria cucina per disabili, i costi non sono poi così diversi da un prodotto standard. Si prevedono aumenti quando si va ad acquistare specifici meccanismi per l’automazione di apertura dei contenitori e di scorrimento di piani e pensili. Si tratta di dispositivi parecchio utili che difficilmente vengono esclusi da un buon progetto.

Chi sceglie un artigiano lo fa principalmente per motivi estetici e non solo funzionali, magari perché ricerca una soluzione più originale, in base ai propri gusti e desideri. Va detto però che i costi sono in media superiori rispetto a quelli di una cucina di tipo industriale e i tempi d’attesa chiaramente sono più lunghi.

Chi vuole risparmiare qualcosina fa bene a punture sul fai da te, non impossibile per ottenere un buon risultato. Ma è consigliabile avere una certa dimestichezza, oltre che una buona conoscenza delle aziende che producono pezzi fondamentali per la riuscita di un buon lavoro. Diversamente, meglio affidarsi a una falegnameria, magari progettando con i dovuti accorgimenti, e non ci saranno  particolari sovrapprezzi.     

Possiamo mangiare le patate germogliate?

Nei giorni scorsi abbiamo visto insieme come è possibile coltivare le patate in vaso, per avere una nostra piccola produzione durante tutto l’anno.
Abbiamo visto anche che dalla buccia di patate è possibile realizzare una plastica che non ha niente da invidiare a quella realizzata con il petrolio.

Ma ora che abbiamo realizzato la nostra piantagione di patate sul balcone, dobbiamo anche sapere cosa farne in caso germoglino prima di essere consumate.

Le patate hanno germogliato, e ora?

Le patate germogliate possono apparire un po ‘scoraggianti quando dobbiamo cucinarle, ma per quanto riguarda il gusto?

Possiamo mangiarle in tranquillità o è meglio gettarle direttamente nella spazzatura?

Questa è certamente una domanda che molti di noi si sono probabilmente fatti dopo aver visto una patata che si è nascosta nel frigorifero un po ‘troppo a lungo. È giunto il momento di approfondire questo mistero delle patate una volta per tutte. 

La risposta breve è ““, puoi ancora mangiare una patata che ha iniziato a germogliare.

Aspetta, però. Prima di andare a prendere quella patata germogliata per fare delle patatine fritte, c’è sicuramente altro che devi sapere qui.

Ovviamente prima di mettere a cuocere le nostre patate dovete togliere i germogli e gli eventuali occhi che sono rimasti sulla patata, fate però attenzione che la patata sia ancora bella soda e non abbia quell’effetto spugna. Ovviamente se la vostra patata non è bella soda è forse arrivato il momento di gettarla nell’umido.

Patate germogliate e tossine

Le patate contengono due tipi di tossine naturali conosciute come solanina e lectine.

Queste tossine sono presenti nella patata sia dal suo sviluppo, ma una volta che la clorofilla inizia a maturare eccessivamente la patata, i livelli di queste tossine aumentano drasticamente con un’alta concentrazione trovata nei germogli e nella buccia verde della patata.

Se ovviamente cucinate le patate con germogli e occhi neri possono darvi molti disturbi sopratutto a livello gastrointestinale.

Tuttavia, la rimozione dei germogli e della buccia dovrebbe salvaguardarvi da possibili problemi. Sicuramente una nota positiva delle patate e delle loro tossine e che se ingerite una patata non buona vi accorgerete subito a causa del sapore amaro rilasciato dalla tossina in cottura.

Sicuramente visto il basso costo delle patate potete evitare di mangiare le patate che sono andate a male, se invece volete salvarle dalla sbocciatura dovete conservare le patate in un luogo asciutto e non esposte al calore.

L’ideale sarebbe conservare le patate in un sacchetto di carta al riparo da fonti di umidità, cercate quindi di conservarle ad una temperatura inferiore ai 10 gradi, possibilmente al buio.

Estrattore di succo, ecco quali vantaggi possiamo trarre dal suo utilizzo

Abbiamo sentito parlare dei primi estrattori di succo dopo i primi anni 2000, il suo utilizzo si affianca ad una dieta salutistica e ricca di frutti da poter appunto ” Estrarre ” il loro succo.
Per parlare degli estrattori di succo, abbiamo chiesto un consiglio agli esperti di estrattoridisucco.it portale molto carino dove potete trovare ricette e consigli sull’estrattore da acquistare per ogni vostra esigenza.

Cos’è un estrattore di succo?

L’estrattore di succo è una macchina che consente l’estrazione dell’acqua ( Succo appunto ) dalla frutta e dalla verdura, per poterci fornire tutte le vitamine che possono essere presenti a crudo, senza dover assimilare i prodotti direttamente crudi che molte volte risultano poco digeribili e scomode da assimilare.

Estrattore di succo o Centrifuga?

C’è una bella differenza tra l’estrattore di succo e la centrifuga, mentre con l’estrattore per ricavare il succo viene azionata una sorta di masticazione che serve per mantenere intatte tutte le proprietà della frutta e della verdura, cosa invece contraria nella centrifuga, dove per recuperare il succo viene usato un movimento appunto di centrifugazione ad alta velocità che potrebbe alterare le proprietà del succo che stiamo ricavando.
Quindi se vogliamo mantenere le proprietà della frutta o verdura che stiamo lavorando è meglio usare l’estrattore a freddo, che mantiene inalterato completamente tutte le proprietà organolettiche.

Ricordatevi però che quando usate l’estrattore dovete evitare di inserire zucchero e altri dolcificanti nel succo ricavato, altrimenti perderete ogni senso di salubrità del vostro prodotto.
Per rendere più appetibile i vostri estratti cercate di bilanciare la frutta con la verdura che inserite, cercando cosi il giusto equilibro tra gusto e salute. ( In molti prodotti che trovare in commercio viene inserito dello zucchero bianco per rendere i prodotti migliori, di questo c’è ne siamo già occupati nel nostro articolo che potete consultare qui: Lo zucchero bianco fa male? )

4 motivi per usare l’estrattore di succo

Anche se potrebbe sembrare una moda del momento, l’uso di un estrattore di succo potrebbe aiutarci a seguire al meglio una dieta equilibrata o aiutarci a mantenere in ordine le funzioni del nostro corpo.

  1. Con un estrattore di succo possiamo assimilare senza grossi problemi le nostre 5 porzioni di frutta e di verdura al giorno. Bevendo le nostre 5 porzioni possiamo aiutarci nella buona e sana pratica quotidiana.
  2. Pochi scarti e molto succo, infatti l’estrattore di succo consente di minimizzare lo scarto finale grazie alla sua lavorazione a masticazione al posto della centrifuga che crea molto più scarto rispetto all’estrattore.
  3. Sostituiamo gli Integratori, grazie agli estrattori di succo possiamo benissimo sostituire molti integratori che ormai fanno parte della nostra quotidianità. La possibilità di estrarre il succo principale e quindi concentrare tutte le vitamine ci consente di togliere dalla nostra alimentazione integratori e altri sostituti nella integrazione di vitamine.
  4. Aiuta i bambini a mangiare frutta e verdura, qualsiasi genitore conosce le difficoltà di far mangiare a bambini frutta e verdura, sopratutto verdura che difficilmente si sposa con un buon sapore finale, sopratutto cruda. Quindi con l’estrattore di succo possiamo preparare divertenti beveroni che aromatizzati al punto giusto possono diventare anche divertenti frullati pomeridiani per una merenda ricca di gusto.

Ricavare il latte dal nostro estrattore di succo

L’estrattore di succo potrebbe essere molto utile anche in caso di particolari intolleranze che potrebbero affliggere noi e i nostri figli. Con l’estrattore di succo possiamo ricavare il latte dalla frutta secca, che andrà ammollata precedentemente in acqua.
Questo passaggio va fatto solo se siamo afflitti da problemi che ci impediscono di acquistare il latte di soia / mandorla o riso già fatto, altrimenti il costo della nostra produzione artigianale potrebbe risultare eccessivo.

Ovviamente se vogliamo bere un prodotto di qualità, vi consiglio di preparare ogni 2 giorni il nostro latte del seme che volete, ricordatevi sempre però di apporre una piccola garza come filtro per l nostra estrazione, altrimenti potreste ricavare un succo piuttosto grezzo e con qualche impurità.

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Coltivare le patate con 7 metodi poco conosciuti

La patata è un tubero versatile che si presta alle coltivazioni più disparate, non è sicuramente un detto che le patate hanno sfamato un intero esercito in Russia.

Abbiamo già affrontato quale mese fa, come coltivare le arance in vaso, tecnica molto utile se non abbiamo spazio in casa e/o semplicemente un giardino.
Anche le patate sono molto coltivate in casa, e vi spieghiamo oggi alcuni metodi poco conosciuti per coltivarle.

Coltivare patate in un sacco

Prima fra tutte, la coltivazione in un sacco: per poter coltivare le patate in un sacco avrete bisogno di un compost ricco di vitamine, del terriccio, un sacco di juta e delle patate germogliate.

Per prima cosa bisognerà riempire col terriccio il sacco di juta fino ad arrivare a metà capienza, poi vale la classica procedura per coltivare patate (come illustrato sul sito di coltivare.info), ovvero inserite le patate germogliate (intere o divise a seconda dei germogli) e ricoprite nuovamente di terriccio.

Questo metodo è pratico per chi non ha un orto a disposizione. Infine basterà vuotare il sacco per recuperarne il raccolto.

Coltivare patate in un vaso sul balcone

La patata può essere comodamente coltivata anche in vaso. Questo metodo vi permetterà di ottenere un raccolto proficuo di patate novelle. Per la scelta del vaso sbizzarritevi pure, alle patate andrà bene sia quello rettangolare sia quello rotondo ma attenzione alla profondità. Questa infatti non dovrà superare i 30 cm.

Coltivare patate in un bidone

Anche il bidone ben si presta alla coltivazione della patata. Complice un giusto compost e lo spazio che permetterà al tubero di germogliare rigogliosamente. Questa coltivazione è stata sperimentata nel 2012 e per ottenere risultati ottimali è bene forare un po’ il bidone e utilizzare 20 cm circa di ghiaia prima di partire col terriccio. Queste accortezze non vanno sottovalutate perché il bidone, per la troppa umidità, potrebbe favorire la creazione di muffa e marciumi.

Coltivare le patate in una borsa

Questo metodo è molto simile a quello del sacco e infatti è previsto lo stesso procedimento sostituendo il sacco di juta con una borsa riutilizzabile, resistente e impermeabile. Una volta individuata la borsa adatta basterà inserire il compost fino a metà capienza e inserire le patate germogliate. Una volta inserito altro terriccio basterà attendere di svuotarla a tubero pronto.

Torre di patate

La torre di patate è un metodo di coltivazione molto diffuso dove i terreni circostanti si presentano inquinati e poveri. Grazie al supporto del legno o di altro materiale di riciclo, è possibile coltivare la patata in verticale favorendo il germoglio e sfruttando il terriccio sempre pulito. L’istallazione del supporto viene montata di volta in volta seguendo la naturale crescita del tubero, ottenendo così una rigogliosa coltivazione in verticale. Il supporto che meglio si presta alla torre di patate è il pallet di legno. Per il raccolto, bisognerà disinstallare la torre.

Coltivare patate in un cilindro

Tra le coltivazioni più innovative figura quella in cilindro: questo supporto può essere creato in orto o giardino con delle reti di ferro adatte alla coltivazione. All’interno di questi viene inserito il terriccio man mano che il tubero cresce. Questo tipo di coltivazione è utile in zone particolarmente piovose e in cui si rischia di avere un terriccio troppo umido.

Tomtato

Il Tomtato è una coltivazione promiscua di pomodori ciliegini e patate bianche. Questo tipo di coltivazione è stata sperimentata nel Regno Unito e sta prendendo piede anche in Italia. Questa soluzione è pratica per chi ha la necessità o la voglia di coltivare pomodorini e patate ma ha a disposizione uno spazio ridotto. I due ortaggi potranno crescere insieme perché i pomodorini prenderanno lo spazio esterno mentre le patate cresceranno nel terreno. I pomodorini grazie a questo tipo di coltivazione saranno notevolmente più dolci.

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Cosa mangiare quando soffriamo di gastrite

La gastrite è un’infiammazione della parete interna dello stomaco.
Alla presenza dei primi sintomi della gastrite, come bruciore dolore e pesantezza di stomaco,  bisogna intervenire con una dieta specifica e con degli accorgimenti particolari come evitare le abbuffate e preferire pasti piccoli e frequenti, mangiare lentamente per non sovraccaricare il lavoro dello stomaco, mangiare in un’atmosfera di relax. ( A volte anche lo stress può aumentare i segnali della gastrite )

La gastrite è uno dei problemi che affliggono numerosi italiani di qualsiasi età e di qualsiasi zona, non è infatti un problema relegato ad una zona in particolare.

I sintomi più comuni della gastrite sono: 

  • Eruttazioni frequenti e gorgoglii allo stomaco (dovuti alla iper produzione di succhi gastrici che irritano le mucose)
  • Mal di stomaco: non è forte, ma continuo e diffuso, e si attenua solo mangiando.
  • Bruciore di stomaco: il dolore allo stomaco peggiora anche solo bevendo un bicchiere d’acqua, da evitare sempre bevande gassate e acide.
  • Digestione difficile: il senso di pienezza è simile a quello provato dopo un pasto abbondante, anche se hai mangiato solo un’insalata.
  • Sensazione di Vomito: si può scatenare tanto a digiuno quanto a stomaco pieno.
  • Pancia gonfia: la digestione è difficile e si accumula troppa aria nell’intestino.
  • Senso di vuoto allo stomaco: non hai fame, e avverti una sensazione simile a quella che si prova in macchina all’inizio di una brusca discesa.
  • Sapore acido in bocca: di solito succede mezz’ora o un’ora dopo i pasti e veramente disgustosa sopratutto se si insinua tra i denti.
  • Fitte nello stomaco a digiuno: molto dolorose, passano appena metti qualcosa nello stomaco che da sollievo e riempimento allo stomaco.

Una delle soluzioni migliori e primarie per curare la gastrite è quella di variare la dieta e i cibi che vengono assimilati durante i pasti.
Fondamentale è ridurre tutti i cibi acidi e che possono intaccare il nostro stomaco aumentando il reflusso gastrico.

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Cosa mangiare e cosa evitare quando si ha la gastrite

Quali bevande possiamo assumere durante la gastrite?

Le bevande svolgono un ruolo fondamentale durante le nostre giornate, soprattuto se veniamo colti da un attacco di Gastrite in estate, bisogna evitare di ingerire costantemente bibite gassate o acide come l’aranciata o le bevande con succo di limone.

Per tamponare: Il Latte scremato va ad alleviare l’acidità del nostro stomaco, dando una sensazione di sollievo nell’immediato, alla lunga però potrebbe portare a darvi problemi di stomaco ( Intolleranza al Lattosio )

Consigliati: Caffè d’orzo; acqua naturale non gasata; camomilla, tisane preparate con erbe. 

Da evitare: Vino ( Rosso e Bianco ) e liquori, birra ( Analcolica e non ), aperitivi ( Sopratutto quelli composti da vino di bassa qualità ), bevande gasate, caffè, cappuccino, tè; liquidi troppo caldi o troppo freddi. Bibite gassate ( Anche quelle senza zucchero e senza caffeina/teina, Acqua Gasata.

I primi piatti da consumare quando si soffre di gastrite

La situazione dei primi è sicuramente quella più critica, molti dei cibi tradizionali che siamo abituati a mangiare potrebbe solo peggiorare la situazione del nostro stomaco e aumentare sia gastrite che acidità, bisogna quindi cercare di stare leggeri ed evitare un grosso ingorgo nel nostro stomaco.
Evitare cibi pesanti non solo per la gastrite ma anche per alleggerire la pressione sul nostro stomaco.

Consigliati: riso o pasta esclusivamente “in bianco” senza soffritto con cipolla o altri aromi.
Passato di verdura o minestre di verdure evitando di ingerire troppi legumi per non andare ad appesantire la digestione, minestre di patate o comunque sia di verdure molto basiche, senza cipolla, con un pò di olio crudo ( Con Moderazione )

Da evitare: brodi di carne, pasta o riso conditi con ragù di carne o con soffritto di burro e olio, pasta al forno, pasticcio, minestroni elaborati (preparati con carne di maiale).

Secondi piatti da mangiare e da evitare con la gastrite

Assolutamente da vietare: animelle, cervella, trippa, carne di maiale, anatra, oca, selvaggina e cacciagione, sia per via degli alimenti sia per via della ovvia preparazione che potrebbe risultare veramente pesante.

Vietati: i salumi e gli insaccati, carni salate e affumicate. carne liofilizzata, pesci grassi come salmone, carpa; pesci conservanti sott’olio, affumicati, sotto sale come acciughe, sardine ecc.; i crostacei e i molluschi.
I formaggi stagionati, molto fermentati, piccanti, salati e eccessivamente saporiti.
Uova preparate in qualsiasi modo, sia fritte che sode.

Consigliati: pochissima carne, preferibilmente bianca come pollo e vitello, da preferire la cottura a vapore o leggermente scottata su una padella liscia, evitiamo le striature di bruciato.
Diminuiamo sensibilmente la carne di manzo e le grigliate per via della cottura alla brace che crea grossi casini nello stomaco.
Il pesce magro come ad esempio orata, nasello, sogliola , da preferire la cottura a vapore con olio crudo.
Formaggi freschi e con pochi grassi, consigliata la ricotta.
Uova poche e ben cotte.

Le verdure da mangiare e da evitare con la gastrite

Generalmente dobbiamo evitare di mangiare le verdure che potrebbero far lavorare troppo il nostro stomaco per la digestione, più il nostro stomaco lavora più c’è il rischio di ritorno dei succhi gastrici, e con una situazione delicata in corso è sempre meglio evitare di andare ad appesantirlo.

Da evitare: carciofi, cavoli, verze e coste, melanzane, pomodoro, piselli, peperoni, crauti, ravanelli. Evitare le verdure cotte in maniera elaborata e con molti grassi. La verdura in scatola per via dei conservati e degli insaporitori che vengono messi per aumentare l’appetibilità del piatto.

Consigliati: patate al vapore, purè ( Senza Uova ), carote, zucchine, finocchi, fagiolini freschi, insalata dolce. Tutte le verdure sono da preferire lessate, ben cotte e con poco olio crudo. ( Evitiamo salse e condimenti per l’insalata, evitiamo anche spezie e aromi che possono irritare maggiormente il nostro stomaco )

Mangiare frutta con la gastrite? Ecco i frutti permessi

Da evitare: Gli agrumi per la loro eccessiva acidità. Evitiamo anche la frutta a seme come l’anguria che potrebbero irritare ancora di più il nostro stomaco.

Consigliati: la frutta molto matura, cotta, sciroppata e ricca di acqua. 

In generale da se soffriamo di gastrite o di acidità di stomaco è sempre meglio evitare questi alimenti o comunque farne un uso moderato per evitare di andare a stressare il nostro stomaco.

Salse piccanti, maionese, ketchup, senape, mostarda.
Spezie come zafferano, paprica ( Sia dolce che piccante ), noce moscata, peperoncino, pepe, aceto di mele, balsamico e anche la glassa. Evitiamo di usare condimenti speziati o etnici per non andare ad appesantire il nostro stomaco.

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Burro di arachidi: benefici e false credenze

In seguito proponiamo un approfondimento sul burro di arachidi: dai miti da sfatare ai principali benefici che apporta per la salute.

Se consumati con moderazione, anche i cibi molto calorici possono aiutare a perdere peso. Molti di questi infatti saziano velocemente evitando gli attacchi di fame improvvisa che spesso ci assalgono prima del pasto principale. L’ideale sarebbe includere nella propria dieta quelli ricchi di fibre, sali minerali e altri nutrienti, tutti questi valori li potete trovare nel burro d’arachidi.

Burro di arachidi: i miti da sfatare

Grazie al suo gusto squisito e alla sua piacevole consistenza, il burro di arachidi è un alimento molto utilizzato in cucina, soprattutto negli Stati Uniti. Tuttavia, a causa del suo elevato apporto calorico (588 kcal per 100 gr), molti credono che il burro di arachidi faccia ingrassare, dunque lo evitano. In realtà, uno dei principali benefici di questo alimento è la capacità di riempire facilmente lo stomaco combattendo gli attacchi di fame improvvisa. La verità è che è sufficiente mangiarne appena un cucchiaino al giorno per ridurre l’appetito ed evitare di pasticciare con il cibo prima del pasto principale. In parole povere, senza eccedere e se consumato nella sua dose giornaliera raccomandata, il burro di arachidi è l’alimento ideale per dimagrire mangiando con gusto.

Burro di arachidi: fibre

Il burro di arachidi contiene una grande quantità di fibre alimentari che sono essenziali per la nostra salute. Queste infatti favoriscono la riduzione della pressione arteriosa e aiutano a bilanciare i livelli di zucchero e di colesterolo nel sangue. Oltretutto le fibre svolgono un ruolo fondamentale nella prevenzione della stitichezza poiché facilitano l’evacuazione delle feci. A questo proposito vale la pena ricordare che un noto beneficio del burro di arachidi è quello di ridurre le possibilità di sviluppare il cancro al colon e altre malattie legate alla stipsi.

Burro di arachidi proprieta che ci vengono nascoste 

Oltre alle fibre, il burro d’arachidi contiene grandi quantità di proteine, vitamine (E e B3) e minerali come rame, ferro, calcio e potassio. Per sfruttare appieno le proprietà dei sali minerali, l’ideale sarebbe consumare l’alimento crudo. Il ferro contenuto nel burro di arachidi è importante per incrementare la produzione di globuli rossi, mentre il calcio è l’ideale per fortificare le ossa e prevenire l’osteoporosi. Altro tipico nutriente del burro di arachidi è il resveratrolo, un antimicrobico naturale che protegge l’organismo da batteri, virus e funghi. Inoltre questa molecola ha proprietà antiossidanti, svolge un’azione antitumorale e agisce come antinfiammatorio.

Accelera il metabolismo con uno shake a base di burro di arachidi e proteine whey

Il burro di arachidi può anche essere un valido ausilio per accelerare il metabolismo e di conseguenza perdere peso. Come si può quindi apprendere, non solo le alte calorie non compromettono la nostra dieta, ma anzi possono aiutarla.
Inoltre, assumendo uno shake a base di burro di arachidi e proteine whey subito dopo l’allenamento, possiamo aiutare la distribuzione e l’assorbimento dei nutrienti da parte dei nostri muscoli.

Vediamo più nel dettaglio come.

Appena finito l’allenamento, mangiate subito un frutto (di solito si consiglia la banana) per provocare un picco di insulina, che risulterà in principio basso in seguito alla fatica dell’allenamento.
Questo aiuterà l’entrata in circolo dei nutrienti apportati dallo shake che ti andiamo a proporre di seguito.
Prepara uno shake a base di burro d’arachidi (un cucchiaio abbondante del tipo senza zucchero) e una porzione di proteine whey (le proteine in polvere ad assorbimento rapido, ottime se assunte dopo l’allenamento). Aggiungi acqua o latte parzialmente scremato e agita per bene.
Questo delizioso snack ti fornirà tutti i nutrienti necessari per favorire la sintesi proteica necessaria alla crescita muscolare, che nel tempo accelererà anche il tuo metabolismo.

Ti rimandiamo a questo link per la scelta delle proteine whey più adatte ai tuoi gusti ed esigenze.

Che dire, avresti mai pensato di dimagrire consumando un delizioso frullato con burro d’arachidi?

Burro d’arachidi; fate attenzione a quello che comprate

Di brutto d arachidi potete trovarne svariati tipi, e anche se la premessa e che state comprando un prodotto veramente calorico, dovete fare attenzione a quello che comprate sia per via della qualità sia per via delle calorie che possono essere artefatte chimicamente. 

Cercate di comprare un burro che sia più naturale possibile, senza aggiunta di zucchero e di sale che spesse volte viene aggiunto per rendere più saporito il prodotto. Molte volte per rendere più cremoso un burro d’arachidi di bassa qualità vengono aggiunti anche altri tipi di olio, come quello di girasole e di palma.
Fate quindi maggiormente attenzione alla qualità del prodotto che andrete ad acquistare altrimenti tutte le premesse salutistiche che abbiamo affrontato verranno perse in un batter d’occhio.

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Perché la Coca Cola Toglie la Ruggine

Sul web si è tanto parlato della bevanda nera più nota a tutti, che la gente ha cominciato a domandarsi “Perché la Coca Cola Toglie la Ruggine?” La bibita presentata per la prima volta nel 1886, per assurdo è stata inventa da un farmacista di Atlanta, ovvero John Stith Pemberton.

Ma se a pensare alla sua creazione è stato un uomo del ramo appartenente alla medicina, com’è possibile che il prodotto sciolga la ruggine? Qual è l’effetto che provocherà la coca cola nel nostro stomaco?

Togliere la ruggine con la coca cola: il video che ha sconvolto le persone

Se ti stai chiedendo perché la Coca cola toglie la ruggine e se sarebbe il caso di non berla assolutamente, a livello di salute ti consigliamo di non farne abuso, se puoi evitarla ancor meglio. Ma se dovessimo dare una prova scientifica, come potremmo classificarla?

Partiamo dalla base: la bevanda iper zuccherata è considerata tra quelle maggiormente acidificanti. Questo infatti è il principale motivo per la quale sgrassa, elimina la ruggine dalle viti, dal ferro antico e perfino dai cancelli.

Il problema ancor più grande è il composto che contiene, l’acido fosforico. Quest’ultimo ha un PH molto alto, si parla di numero pari a 2,8. Così tanto eccessivo, che sarebbe in grado di consumare il calcio nelle nostra ossa.

Non a caso, il consumo eccessivo di Coca Cola è la principale causa di osteoporosi nei ragazzi e nei bambini che a sua volta soffrono per tanto di “poco potassio nel sangue“. Come avrai ben intuito, la bevanda tanto amata quanto odiata dai dietologi non solo gonfia la pancia, bensì è causa di malattie dello scheletro umano.

Perché la Coca Cola è la causa di malattie?

Questo è il video che dimostra quanto l’acido contenuto nella Coca Cola sia in grado di togliere la ruggine da un cancello, in poco meno di cinque minuti.  Tutto ciò è la conseguenza di ulteriore problematica da affrontare, l’acidosi.

A questo punto il nostro consiglio è quello di preparare una bevanda a casa, quanto meno sai già quello che andrai ad introdurre, ma sopratutto ciò che potrai preparare. 

Un altro punto da affrontare è appunto l’acidosi, che si forma nel momento in cui il PH del nostro corpo umano scende al di sotto dei 7,3 o 7,4. Qualora ciò dovesse accadere, quello che devi sapere è che sarai soggetto a malattie.

Sei ancora convinto di bere la tua bibita preferita o semplicemente la userai come prodotto per sciogliere la ruggine?

Mozzarelle pugliesi e di bufala campana: ecco le differenze

Portare in tavola sia le mozzarelle pugliesi che quelle di bufala ha come risultato un successo assicurato: due ottimi prodotti, eccellenze italiane e simboli della tradizione casearie nostrana, famosi a apprezzati in tutto il mondo. Quindi stiamo parlando di due squisite pietanze che possono benissimo essere consumate durante uno stesso pasto. Ma scopriamo in cosa differiscono queste due specialità, cosa le rende così uniche e particolari!

Mozzarella pugliese: meno grassi ed un sapore ricco e delicato

Basta un solo morso per innamorarsi della mozzarella pugliese, basta assaporare quella consistenza compatta e cremosa per inebriare il palato e risvegliare i sensi. Questo tipo di prodotto viene realizzato con latte di mucche originarie del territorio. Per fare un esempio, le mozzarelle pugliesi Murgella di Caseificio Palazzo utilizzano solo latte vaccino di mucche al pascolo nella Murge.

La fiordilatte è caratterizzata da una pasta filata fresca e molle, dalla consistenza fibrosa e soffice; il suo sapore è delicato e si distingue da quello più deciso della mozzarella di bufala che campana che possiede un quantitativo maggiore di grassi.

È proprio questo suo gusto così delicato a rendere la mozzarella pugliese un ideale accompagnamento per una moltitudine di piatti, sia come ingrediente principale che come condimento.

Dal punto di vista calorico, la fiordilatte produce 255 Kcal ogni 100 grammi

Mozzarella di bufala campana: più calorie, gusto più intenso

Come è facile dedurre, la mozzarella di bufala si ottiene dal latte di bufale, che contiene una quantità maggiore di grassi (288 Kcal per 100 grammi) e viene considerato particolarmente pregiato, come dimostra il costo, circa tre volte quello del latte vaccino.

La presenza elevata di caseina e di acidi grassi a catena corta nella mozzarella di bufala le conferisce il classico sapore distintivo, molto intenso. Un fattore importante è anche la percentuale di acqua presente all’interno del latte di bufala: l’81% contro l’87% di quello di mucca.

Per la produzione di mozzarelle di bufala si utilizza solo latte fresco intero di bufale allevate in Campania o in provincie limitrofe di altre regioni, come Puglia e Basilicata. Il processo di produzione deve seguire inoltre norme igieniche e standard molto rigidi.

Oltre a queste osservazioni tecniche, la vera differenza tra le mozzarelle pugliesi e quelle di bufala campana consiste nel sapore: leggero, delicato e versatile il primo, più intenso e marcato il secondo.

Entrambe, tuttavia, si prestano a combinazioni culinarie diverse e sfiziose, dalla semplice caprese all’utilizzo sulla pizza, fino all’abbinamento con piatti di pasta o di carne, data la sua duttilità la mozzarella di Bufala è tutt’oggi uno dei piatti must in Italia ed esportata e copiata in tutto il mondo rimane il simbolo di un’arte casearia Italiana sempre ai massimi livelli.

 

Eccovi la lista degli alimenti che abbassano la pressione

Oltre ad adottare una dieta a basso contenuto di sodio e ricca di alimenti contenenti potassio, calcio e magnesio, per prevenire o alleviare l’ipertensione o in generare la pressione alta potrebbe essere utile inserire nella nostra alimentazione quotidiana alimenti che abbassano la pressione e aiutano il nostro organismo a variare la nostra dieta.

Numerosi studi hanno dimostrato che nel tempo alcuni alimenti che fanno aumentare la pressione possono danneggiare la nostra situazione e portarci ad una situazione perenne di ipertensione, una situazione che una volta confermata potrebbe portarvi gravissime conseguenze per tutto il resto della vostra vita.

Ecco la lista degli alimenti che abbassano la pressione

1. Latticini e prodotti a base di latte

Grazie alla ricerca scientifica e alcuni studi che sono stati pubblicati sul  Journal of Human Hypertension, un gruppo di ricercatori australiani ha evidenziato una connessione tra il consumo di latticini a basso contenuto di grassi (come latte e yogurt) e una riduzione del rischio di ipertensione del nostro corpo, anche se non è ancora chiaro il motivo per il quale i prodotti a basso contenuto di grassi possa mantenere basso il livello della vostra pressione sanguina.

2. Semi di lino ottimi per abbassare la pressione

I semi di lino sono sempre più inclusi nelle diete di chi soffre di pressione alta, l’azione degli acidi aiuta il nostro corpo a tenere il livello di pressione bassa nel nostro corpo. Molto buoni inseriti nel minestrone e in altre pietanze per nascondere il sapore oleoso dei semi di lino. Se volete potete farci anche una tisana per evitare di inserire i semi nei vostri alimenti, la tisana va fatta in poca acqua calda e i semi di lino lasciati a riposare per almeno 20 minuti prima di filtrarli.

3. Cioccolato Fondente

Questa probabilmente è anche l’alimento migliore con il quale potete abbassare la vostra pressione alta, stiamo parlando infatti del cioccolato fondente ( Non quello al latte perché molto più lavorato di quello fondente )

I polifenoli  presenti nel cioccolato fondente e nei prodotti a base di cacao aiutano la vasodilatazione delle nostre vene e aiutano a tenere la pressione sanguigna bassa. Da evitare ovviamente tutte le varianti del cioccolato, meno puro è il cioccolato e meno sarà la presenza di polifenoli.

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4. Olio extravergine d’oliva

Questo è sicuramente uno dei prodotti più difficili da assimilare a crudo, secondo alcuni studi l’olio d’oliva extravergine grazie alla sua ricchezza di polifenoli abbasserebbe la pressione sopratutto nelle donne affette da ipertensione.

Ovviamente stiamo parlando di una regolare assunzione in una dieta equilibrata, calcolando anche che la nostra attività fisica giornaliera è sempre in diminuzione rispetto ai lavori di fatica che erano la normalità negli anni 70/80.

5. Barbabietole

Secondo alcuni studi il succo di barbabietola bevuto a stomaco vuoto porta risultati per addirittura 6 ore dopo l’assunzione, i monitoraggi sulle persone hanno potuto constatare  che gli effetti dei nitrati della barbabietola favoriscono l’afflusso regolare del sangue nelle nostre vene, ovviamente vanno prediletti succhi senza zuccheri aggiunti in modo da evitare la comparsa di altre malattie.

6. Tè Verde

Il tè verde, potente antiossidante naturale, contribuisce ad abbassare la pressione grazie a un polifenolo contenuto naturalmente nelle sue foglie, la catechina, secondo alcuni studi una assunzione regolare di almeno due tazze di tè verde al giorno garantirebbe al nostro corpo la riduzione del diametro arterioso fino ad una riduzione del 40%, recenti studi hanno sottolineato come l’assunzione di Tè verde naturale può ridurre le possibilità di ictus fino ad un 8%.

7. Melograno

Anche se il melograno è un frutto prettamente stagionale, il suo consumo aiuta il vostro corpo ad abbassare e tenere sotto controllo la pressione sanguigna.

Certamente in commercio ci sono numerosi succhi di melograno ma che hanno al loro interno una bassa se non bassissima percentuale del prodotto. I Succhi al melograno vengono alterati da zuccheri e aggiunta di coloranti che ne rendono il succo completamente inutile per la nostra pressione, se non dannoso per gli zuccheri contenuti. Cerca quindi di realizzare il tuo succo in casa anche grazie ad una centrifuga o un estrattore di frutta.

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8. Curcuma 

Questa spezie è stata utilizzata dagli indiani per secoli, la sua proprietà è simile alla barbabietola e consente se presa tramite integratori specifici di tenere sotto controllo la nostra pressione. La Curcuma è possibile aggiungerla anche ai nostri piatti in cucina, ottima spezia che ci aiuta a rendere più saporiti i nostri piatti.

Esistono numerosi integratori in commercio, prima di acquistarli però leggete bene la quantità di prodotto inserita in modo da vedere se effettivamente ha una buona quantità di curcuma o è un prodotto molto blando.

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9.Banane

La banana è sicuramente uno dei principali alimenti che influisce sulla nostra pressione, i benefici di questo alimento derivano dalle elevate quantità di potassio che svolge un’azione di dilatazione delle fibre muscolari che costituiscono le pareti interne dei vasi sanguigni, ovviamente non si può pensare che mangiare banane possa risolvere tutti i problemi del nostro corpo.

10. Mirtilli (neri e rossi)

Fanno veramente bene alla salute, viste le numerose proprietà positive per l’organismo. Tra queste sono notevoli gli effetti benefici sulla vostra pressione, i mirtilli aiutano molto ad abbassare la pressione del nostro corpo in modo gustoso, anche se bisogna prediligere i prodotti di stagione, quelli che comunemente trovate al supermercato probabilmente hanno perso gran parte delle proprietà nutritive.

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Tutti questi alimenti che abbassano la pressione sono molto utili se abbinati ad attività fisica ed una dieta equilibrata, bisogna sempre cercare di variare gli alimenti che assumiamo per evitare che il nostro corpo si abitui ad una alimentazione fatta da cibi spazzatura.

Mangiare carne con moderazione ed evitare cibi troppo ricchi di sale come il Kebab o altri alimenti da Fast Food che anche se sono buoni e appetitosi possono portare il vostro organismo ad un rapido collasso.

Coltivazione arance nel vaso: Guida e Consigli Utili

Finita l’estate ci prepariamo ai primi freddi con delle belle spremute d’arancia energetiche e salutari che, ricche di vitamina C, ci difendono anche dal virus dell’influenza.
Le buone arance ci fanno pensare al Sud, dove le distese di alberi da frutto allietano la vista ed il palato. Ma per avere arance fresche e totalmente naturali non c’è bisogno di spostarsi verso la punta dello Stivale ma, con grande sorpresa, scoprirete che basta avere un po’ di spazio ed un vaso per far nascere le arance direttamente a casa vostra.
Scopriamo in questa guida redatta dal Master Gardener Tiziano Codiferro quali sono i trucchi ed i consigli pratici per procedere con la coltivazione delle arance nel vaso.

Coltivazione delle arance in vaso: consigli e trucchi

La coltivazione delle arance in vaso richiede, come ogni altro agrumeto, l’accortezza di garantire le giuste cure affinché possano sopravvivere con le rigide temperature.
Nonostante abbondino durante i mesi invernali, gli aranci non amano il freddo e la loro temperatura ideale è compresa tra i 13 e i 30 gradi.
Per questo, le piante di arancio devono essere poste al riparo dagli agenti atmosferici nei mesi più freddi.

#1. Scelta del vaso

L’importante è scegliere un vaso capiente e profondo per garantire il buon successo e la buona riuscita della coltivazione delle arance.
Il vaso va preparato con un terriccio specifico per agrumi, studiato per garantire il giusto livello umidità attorno alle radici della pianta.
Per favorire il corretto drenaggio dell’acqua ed evitare la stagnazione ed il marciume radicale della cultivar, è necessario posizionare sul fondo del vaso uno strato di argilla.
Non utilizzare sottovasi, ma poggiare il vaso direttamente sulle piastrelle o sulla pavimentazione: in questo modo l’acqua in eccesso può defluire senza cagionare alcun tipo di problema all’agrumeto.

#2. Posizione

In ogni caso, è necessario che il vaso contenitore venga lasciato in una posizione tale che consenta l’esposizione in pieno sole. Per proteggere la pianta di arance dal vento, dal maltempo e dal freddo, è meglio posizionarle vicino a un muro.

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#3. Innaffiatura

Particolare attenzione va data all’innaffiatura che, nelle stagioni calde, deve essere costante, frequente e abbondante in modo da lasciare sempre il terremo umido.
Durante la stagione invernale bisogna diminuire l’apporto di acqua. Non si deve dimenticare che le arance o, più in generale gli agrumi, sono piante che non devono essere curate con acqua troppo calcarea: il calcare potrebbe provocare l’ingiallimento delle foglie, dovuto alla clorosi ferrica.

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#4. Concimazione ed antiparassitari

Per favorire la coltivazione degli agrumi in vaso, le piante devono essere nutrite con fertilizzanti specifici, ricchi delle più importanti sostanze nutritive di cui la pianta ha bisogno.
La concimazione deve essere periodica ed il PH della terra, per essere ottimale, deve essere compreso tra 6.5 e 7.5. Esistono molti tipi di concimi per agrumi: per la somministrazione in vaso è sempre buon consiglio leggere attentamente tutte le istruzioni riportate su ogni confezione.
Per contrastare le farfalline o le minatrici serpentine, è bene utilizzare antiparassitari efficaci per contrastre l’insorgere dei nemici numero uno delle arance.

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#5. Potatura e buon mantenimento della coltivazione arance

Per quanto riguarda la potatura, essa può avvenire per un massimo di due volte all’anno, una all’inizio dell’estate ed una in inverno quando la fioritura è “a riposo”.
Portate a termine tutte le operazioni, per la fioritura ci vorrà un po’ di tempo ma – è il caso di dire che – la pazienza darà i suoi frutti!

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Coltivare arance in vaso: Vantaggi

Coltivare gli agrumeti nel vaso ha un vantaggio: permette di spostarli nel luogo più indicato per favorirne la sana crescita.
Durante l’inverno, è sempre meglio coprire le piante di agrumi con uno strato di tessuto, avvolgendo la pianta nella sua interezza con un telo ampio, per consentirle di fruire di una corretta ossigenazione.

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