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La sigaretta elettronica fa male?; Facciamo il punto della situazione assieme

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Sento spesso parlare della sigaretta elettronica come la salvezza dei  fumatori incalliti, gente che fumava 2 pacchetti di sigarette al giorno ora si ritrova con una penna ricaricabile tramite usb a fumare liquidi ai più svariati gusti che possiamo pensare.

La sua scoperta è datata 1965 con il deposito del brevetto da parte dello  statunitense Herbert A. Gilbert, ma la sua vera è propria messa in commercio inizia nel 2003 in Cina a Pechino dove grazie ad una tecnologia ad ultrasuoni Hon Lik, un farmacista cinese che sarà il primo venditore della sigaretta elettronica. La vera e propria commercializzazione di massa in Cina avviene da parte del ” Gruppo Golden Dragon”, un’industria farmaceutica cinese di Hong Kong, le sigarette elettroniche sono state brevettate come Ruyan, che significa “quasi come il fumo”. 

La crisi in Italia e la rapida diffusione della sigaretta elettronica

La rapida diffusione in Italia a cavallo della crisi economica ha fatto fiorire un negozio di sigarette elettroniche in ogni piccolo comune, nel suo boom anche dovuto al risparmio nel confronto con la classica sigaretta, spiccavano prodotti che con 50-60 euro di investimento ti consentivano di avere i primi modelli di sigaretta elettronica a penna, diventato un gadget per molti per i primi anni di diffusione anche se i costi erano comunque alti per la classica pennina che ti consentiva di fumare in giro. Il grosso risparmio derivato dal fumo della sigaretta elettronica rispetto alle classiche sigarette ha spinto milioni di italiani a buttarsi nella prova di questi dispositivi, arrivando addirittura a fondare marchi e catene di svapatori ( Termine con il quale si definisce chi fuma la sigaretta elettronica )

La diffusione della sigaretta elettronica ha alimentato una caccia alle streghe da parte dello stato

Lo stato Italiano che guadagna fior di miliardi dalla vendita delle tanto velenose sigarette classiche ha da subito visto in malo modo l’esplosione delle e-cig e come sempre, dopo 2 anni e arrivato con la sua scure di tasse per cercare di guadagnare e di fermare l’emorragia che stava colpendo la vendita dei tabacchi, il concetto se non guadagno da te guadagno da loro è sempre stato nelle corde dello stato esattore, e quindi dal 1 Gennaio 2018 i liquidi di ricarica con o senza nicotina sono passati sotto il controllo del monopolio di stato con una imposizione fiscale di una tassa fissa di 0,37344 euro più Iva per ogni millilitro di ricarica, che in soldoni sono circa 5 euro a flacone da 10 millilitri di ricarica che mediamente dura dai 2 ai 4 giorni in base al consumatore.
Un salasso enorme che è arrivata come una scure su tutte le aziende e le piccole attività che avevano deciso di investire in questo prodotto sia salutare che con una buona rendita a livello di vendita. 

Gli studi sulla sigaretta elettronica e sul vapore prodotto

Da subito sono stati commissionati numerosi studi da concorrenti e da altre realtà che andavano in diretto conflitto con l’espansione della sigaretta elettronica, diverse notizie che hanno fatto il giro del mondo più rapidamente dei benefici stessi dove si inneggiava alla pericolosità del vapore inalato o alcuni eventi sfortunati dove le sigarette elettroniche per qualche malfunzionamento sono esplose, con titolo da terrorismo mediato.
Per ora ci sono più studi che elencano i benefici della sigaretta elettronica che gli svantaggi, uno di questi è lo studio commissionato e redatto da Science Direct   dove uno studio di 24 mesi su fumatori incalliti ha dimostrato che l’uso della sigaretta elettronica non fa male e aiuterebbe anche a smettere l’uso continuo e giornaliero delle classiche sigarette. Ovviamente su un campione di 200 e oltre persone ci sono state alcune rilevanze su faringiti, mal di gola e qualche problema dovuto alla secchezza delle mucose. Negli studi non sono stati rilevati problemi di pressione durante il fumo o rilevanze al cuore come si era scritto in alcuni articoli per spaventare eventuali nuovi compratori.

 

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